Istat: le statistiche sull’acqua


APRILE 2022


In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha pubblicato un focus tematico che presenta una lettura integrata delle statistiche sulle acque condotte dall’Istituto, con particolare riferimento al triennio 2019-2021.
Il focus abbraccia diversi aspetti legati alla risorsa idrica, fornendo un approfondimento su: caratteristiche dei servizi idrici per uso civile; valutazione delle famiglie sul servizio idrico e sulle preoccupazioni ambientali; spese familiari sostenute per l’acqua; situazione degli apporti meteorici in Italia e nelle principali città; estrazione di acque minerali naturali a fini di produzione.

 

Di seguito alcuni highlight.

 

Dall’ultima edizione del Censimento delle acque per uso civile risulta che nel 2020, nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei 109 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana, dove risiede il 30% circa della popolazione italiana, dei 2,4 miliardi di metri cubi immessi in rete ne rimangono a disposizione degli utenti finali 1,5 miliardi di metri cubi (236 litri per abitante al giorno). Le perdite in distribuzione, criticità di lunga data per l’infrastruttura idrica italiana, risultano quindi pari a 0,9 miliardi di metri cubi, il 36,2% del volume immesso in rete (37,3% nel 2018). Si perdono giornalmente 2,4 milioni di metri cubi d’acqua, 41 metri cubi per chilometro di rete (44 nel 2018).

 

Sebbene ci sia una sensibilità più diffusa verso la riduzione degli sprechi e un uso attento della risorsa, nel 2021 solo il 65,9% delle persone di almeno 14 anni si dichiarano attente a non sprecare acqua (Indagine Aspetti della vita quotidiana).

 

Per il comparto fognario-depurativo, dal Censimento delle acque per uso civile risulta che, nel 2020, nei 21 comuni capoluogo di regione e provincia autonoma il 94,7% dei residenti risulta allacciato alla rete fognaria pubblica: dei 9,7 milioni di residenti, circa 514mila risultano sprovvisti del servizio. La copertura è maggiore nei capoluoghi del Nord (98,2%), si riduce nel Mezzogiorno (96,0%) e raggiunge il minimo al Centro (89,7%).
Non tutti i reflui urbani collettati dalla rete fognaria pubblica sono convogliati verso impianti di depurazione. Si stima che, nel 2020, il 93,7% dei residenti nei capoluoghi di regione e provincia autonoma usufruisca del servizio pubblico di depurazione delle acque reflue urbane, pertanto circa 605mila residenti ne risultano privi. La copertura maggiore è per le città del Nord (98,2%), con circa 70mila residenti non serviti, mentre il Mezzogiorno si attesta al 94,0% (138mila residenti non serviti) e il Centro all’88,4% (circa 397mila).

 

Fonte: RiEnergia


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