La parola agli esperti di ACCADUEO


 

Di Andrea Cirelli
Coordinatore scientifico di H2O

 

Finalmente ci possiamo confrontare di persona

E’ trascorso molto tempo in cui si è potuto riflettere sul settore idrico soltanto a distanza. Per fortuna ci sono stati molti momenti divulgativi e webinar di approfondimento che hanno comunque tenuto vivo il dibattito, ma ci mancava il confronto diretto. Con H2O dal 6 all’8 Ottobre finalmente possiamo vederci e riprendere un dibattito costruttivo utile a tutti i protagonisti.
Nonostante le difficoltà pandemiche in un anno sul tema dell’acqua molte cose sono avvenute in un percorso impegnativo e ricco di contraddizioni, ma anche di sviluppo; si tratta comunque di un buon segnale.
L’Autorità ha saputo realizzare e coordinare, dopo i primi anni di avvio, il settore con grande credibilità e autorevolezza (non solo autorità) e le Istituzioni stanno rafforzando le loro politiche ambientali per mezzo di progetti di crescita e non più solo programmi di speranza. La regolazione ha dato un quadro certo di lungo periodo e ha portato fiducia nella certezza dei ricavi. Ora è urgente con lo strumento di perequazione decidere le priorità (con premi e punizioni). La regolazione della qualità tecnica è una bella palestra di prova anche se i suoi effetti si vedranno nel periodo regolatorio dei prossimi anni.
 
Vale la pena ricordare gli obiettivi di riferimento in cui al centro è stato messo il principio base di elevare la qualità di servizio ai cittadini:
  • Modello di regolazione della qualità tecnica (livelli minimi)
  • Obiettivi di qualità e meccanismi di incentivazione
  • Standard specifici. Standard generali (macroindicatori) e prerequisiti
  • Carta dei servizi sviluppo e diffusione
  • M: perdite rete, interruzione del servizio, qualità acqua erogata, adeguatezza sistema fognario, smaltimento fanghi in discarica, qualità acqua depurata.
 
Una consapevolezza importante credo sia il fatto che le aziende dei servizi pubblici ambientali hanno una forza e una capacità tecnologica molto superiore rispetto al passato; si va verso uno zoccolo di una cinquantina di aziende integrate multiutilities capaci di elevare la qualità del servizio (si rafforzano anche gli indicatori di redditività e la robustezza finanziaria) anche se i piccoli Comuni non reggono più (bisogna rafforzare il superamento dei campanilismi) dato che ancora oltre 1800 gestioni sono ancora in economia.
L’industria idrica si è consolidata soprattutto al nord tramite fusioni e acquisizioni; l’indirizzo strategico è verso la riduzione delle frammentazioni e il consolidamento di gestioni uniche. Ne esce un quadro distinto in categorie: i grandi gruppi; le medie aziende territoriali; i piccoli in affanno. La regolazione dovrebbe ora saper dare maggiore voce a chi non ce la fa.
Il volume degli investimenti programmati rappresenta un utile indicatore per capire come si svilupperà il settore idrico nei prossimi anni. Il Paese ha una urgente necessità di investire, ma soprattutto il pericolo di una grave recessione è una ipotesi possibile se gli investimenti non supereranno il minimo vitale mettendo in grave pericolo un necessario sviluppo sostenibile. In questo biennio la tariffe sono rimaste pericolosamente basse soprattutto al Nord in cui si tenta di dare un approccio industriale al settore. Nel prossimo triennio serve un salto di qualità negli investimenti. Se si attueranno gli aumenti tariffari (che è noto sono già i più bassi a livello europeo) si potrà ottenere un incremento di 3 miliardi (arrivando a quasi 10 md che significherebbe circa 80 euro/ab/anno che porterebbe circa 20 mil di impatto economico nel quadriennio (producendo 0,27% di PIL e 200.000 posti di lavoro in più). Potrebbe essere un importante beneficio per il settore, anche se certo non sufficiente. Così indica Utilitalia nel suo periodico studio Blue Book Da una prima stima (su un bacino di oltre 32 milioni di abitanti), la media annuale degli investimenti lordi effettivamente realizzati ammonta a 37 euro a persona, avvicinandosi al valore di 40 euro pro-capite nel caso dei gestori verticalmente integrati. Guardando al quadriennio 2016-2019, tra dati di consuntivo e di previsione, la media annuale ponderata degli investimenti lordi arriva a 45 euro ad abitante; è perciò evidente un significativo impulso legato alla programmazione 2018-2019, collegato all’introduzione della regolazione della qualità tecnica introdotta da Arera, con un significativo balzo in avanti rispetto a dieci anni fa, quando ci si attestava a circa 30 euro lordi”. Al contrario sul versante degli investimenti realizzati dai Comuni permane una pesante difficoltà a provvedere a nuovi investimenti.
Scenari di crescita si riscontrano nella struttura dei gestori che stanno gradualmente proponendo strutture industriali di sistema più efficienti e di maggiore dimensione tramite aggregazioni. Questo produrrà una miglior presidio degli equilibri economici-finanziari e quindi un miglioramento del settore (soprattutto negli indicatori economici e finanziari). Principi di marginalità operativa, di rapporto finanziario, di assetti proprietari, di patrimonializzazione e di governance stabile saranno i temi del futuro insieme ad una capacità regolatoria che ora si avvia ad una vera fase operativa di controllo e di crescita della qualità.
Il miglioramento degli indicatori finanziari è già avvenuto in questi ultimi anni, ma ci si attendono forti adeguamenti nei prossimi anni, favoriti da una regolazione coerente e da una governance che sta esercitando impatti positivi sul sistema. Anche se siamo ancora lontani da quel fabbisogno di 80 euro/abitante/anno per colmare il gap infrastrutturale del paese e allinearsi agli standard europei.

 

 

 

A cura di Energia Media

 

ACCADUEO 2021. Tutto il mondo dell’acqua a Bologna Fiere dal 6 all’8 ottobre 2021

 

Se possiamo indicare un ambito in pieno sviluppo, in crescita per quanto concerne investimenti, nuova regolazione, introduzione sul mercato di tecnologie avanzate, quello dell’acqua è senz’altro tra questi. Un comparto che al di là degli aspetti economici, di fondamentale importanza anche in termini occupazionali, porta con sé una serie di valori paradigmatici rispetto allo sviluppo complessivo del Paese: sostenibilità ambientale, economica e sociale, conservazione della risorsa, manutenzione del patrimonio pubblico/privato, rilancio dei territori e delle aree remote. Principi che proprio dalla riqualificazione del settore idrico potranno trovare espressione concreta, modelli, visioni, ma pure crescita di competenze, nuova informazione, sensibilità e consapevolezza anche nei cittadini. Comparto che può realmente trascinare un processo culturale da declinarsi in ogni ambito che riguardi lo sviluppo dei servizi di pubblica utilità. Su questo punto si gioca gran parte della capacità del Paese di attrarre i finanziamenti del PNRR, risultato che conseguiremo proprio grazie a una solida progettualità che andremo a proporre agli organi preposti a livello comunitario. Per questo e molto altro diventa strategico e fondamentale partecipare a questa edizione di H2O, rilanciata non solo per l’assetto dei nuovi padiglioni o dall’uscita della crisi pandemica; ma dal momento storico particolarmente favorevole per gli stakeholder trasversali del settore. Dal 6 all’8 ottobre tutto il meglio che il comparto oggi esprime sarà lì per dire quanta ricchezza si possa oggi creare attraverso l’introduzione di nuove tecnologie, dalla visione illuminata di utility sempre più impegnate a cambiare pelle digitalizzando i processi interni ed esterni; quanta creatività vi sia anche nel mondo della ricerca con una nuova capacità di dialogo con le imprese e le istituzioni.



Ricordando i trascorsi a Ferrara, il rilancio 2021 di H2O a Bologna si gioca anche sulle relazioni che verranno costruite, con la creazione di una community del settore oggi sempre più variegata e vivace da diversi punti di vista. La familiarità con cui ci si incontrava a Ferrara creando i presupposti per accelerare accordi e dialogo, verrà moltiplicata a Bologna, con lo stesso spirito unito a nuove modalità di contatto tra professionisti.
L’intenso programma di incontri e i testimonial di rilievo nazionale e internazionale che Bologna ospiterà la dice tutta sulle trasformazioni in atto nel comparto. Basta scorrere il programma (accadueo.com) per capire che a Bologna si “farà sistema” come mai si è fatto nel settore, divenendo paradigma, dicevamo, anche per altri comparti di cui in contemporanea la fiera si occuperà.
Digitalizzazione e transizione ecologica, capisaldi del PNRR guideranno contenuti che verranno declinati ad ambiti quali depurazione, riuso e acque reflue, fanghi, manutenzione, gestione acquedotti e reti, agricoltura, irrigazione, dissesto idrogeologico; e tanto altro ancora. Sostenibilità ed economia circolare diverranno concretezza, attraverso la ricchezza di testimonianze che ben affronteranno anche temi legati ai nuovi modelli di business.



H2O si muoverà ovviamente nel rispetto di protocolli e provvedimenti diventati patrimonio di BolognaFiere, a partire dalle procedure di controllo sanitario agli ingressi, fino alla sanificazione continua di tutte le sedi e locali. Anche per dire che la ripresa è concreta, che ci si può muovere in modo nuovo ma efficace con la volontà di superare barriere culturali che sembravano inossidabili. Anche questo aspetto che pare più metaforico che pratico darà il segno di una community avanzata; che poi manifesterà le proprie eccellenze secondo diverse modalità. Per esempio, le aziende espositrici potranno inserire le loro soluzioni all’interno della “Guida a novità e innovazioni” che rappresenta il biglietto da visita di questa “15a Mostra Internazionale delle tecnologie per il trattamento e la distribuzione dell’acqua potabile e il trattamento delle acque reflue.” Guida che sarà affiancata, nei giorni della fiera, dagli “H20 Award”, che ben rappresenteranno la selezione di prodotti-progetti e servizi innovativi nei servizi idrici e gas sviluppati da aziende, mondo scientifico e utilities.
Da sottolineare infine due nuovi ambiti di particolare interesse al servizio delle imprese presenti. Una settimana prima della fiera, da lunedì 27 settembre al 5 ottobre, una piattaforma dedicata agli espositori ospiterà un B2Match realizzato in collaborazione con l’Istituto per il Commercio Estero (ICE). Un’anteprima digitale per aumentare le possibilità di incontro e dialogo - propedeutica all’evento fieristico - tra le aziende del network espositivo e i principali operatori del settore dell’acqua. Le nazioni messe in rete saranno Germania, Spagna, Francia, Svizzera, Austria, Regno Unito, Belgio, Olanda, Slovenia, Croazia, Israele, Turchia, Moldavia e Kosovo.
E poi la novità di “H2O Utility Hub” organizzato in collaborazione con Energia Media, spazio di talk e networking per dare rilievo ai piani d’investimento e alle best practice delle utility; e per creare relazioni utili a business e sviluppo di un comparto sempre più in rotta di lancio.

 

 

 

Di Andrea Cirelli
Coordinatore scientifico di H2O

 

Alcune questioni importanti

Il settore dell’acqua continua ad essere di grande interesse industriale e soprattutto di grande importanza ambientale. Il settore industriale consuma oltre 7 miliardi di mc, 18 miliardi sono prelevati nel settore agricoltura (il 50%), mentre 5 miliardi di mc erogati nelle reti civile, ma 9 miliardi di mc prelevati, evidenziando una grave criticità nelle perdite di rete, dunque richiamo istituzionale e dell’opinione pubblica sull’emergenza idrica; è necessario avviare iniziative per ridurre i prelievi di acqua e incentivarne il riutilizzo.


La situazione delle infrastrutture idriche e della gestione dell’acqua in particolare è fortemente critica; per tentare un superamento della cronica debolezza strutturale sono dunque necessari ingenti investimenti; il problema principale non è valutare dove e come reperire queste risorse, ma individuarne le priorità. Il deficit impiantisco è così caratterizzato: il 4% della popolazione è ancora priva di adeguati impianti acquedottistici ed il 7% di un collegamento alla rete fognaria. Sul versante della depurazione della acque emerge poi un ritardo drammatico con il 15% della popolazione sprovvista di impianti di trattamento (il 21% del carico inquinante): in grave ritardo il Mezzogiorno.


In Italia il 24% delle condotte di acquedotto ha un'età superiore ai 50 anni, così come il 27% delle reti fognarie, a fronte di vite utili regolatorie di 40 anni; il 92% degli interventi sulle reti idriche non è programmato, avviene cioè per riparare guasti alle condotte.
Investimenti, dopo scenario decennale inerziale (30 euro/abitante/anno) qualche miglioramento con segnale di ripresa (45 euro/abitante), e previsioni in crescita (in media oltre 50 euro/abitante/anno): qualcosa si muove ma molto lontani dal fabbisogno di 80 euro/abitante/anno Serve un scenario ripresa investimenti: da 3,2 Mld€/anno (oltre 50 €/ab/anno) a 4,8 Mld€/anno (circa 80 €/ab/anno)
Sulla depurazione in particolare sono molte le criticità sulla carenza degli impianti, ma anche quelli che ci sono hanno elevati costi di gestione (soprattutto per lo smaltimento dei fanghi che sono poco disidratati e stabilizzati), per gli elevati costi energetici e per l’elevato impatto ambientale (con limitato recupero di elementi nutrienti).


L’attuale manutenzione pare non incidere sugli interventi strutturali e dunque serve un approccio moderno e sostenibile al problema della qualità verso una sostenibilità economica circolare che deve fare riferimento alla qualità dei corpi recettori, sia in senso generale, sia in funzione della specificità degli usi; bisogna incentivare la riduzione degli sprechi, migliorare la manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione, ridurre le perdite, favorire il riciclo dell’acqua ed il riutilizzo delle acque reflue depurate.


Sul tema della innovazione e sulla ricerca tecnologica duqnue si gioca un ruolo importante che in H2O si vuole valorizzare. In pura sintesi si sottolineano alcuni punti: Smart Land, IOT internet delle cose, tecnologie trasmissive, system integrator, verificabilità della trasmissione idrica, smart grid & metering, monitoraggio, misuratori di consumi, sensoristica di campo, nuovi contatori (di cui scontiamo ancora una carenza normativa) e riciclo dei vecchi (ottone, vetro, plastica), il monitoraggio del microbiologico, utilizzo di plastiche riciclate, riduzione dei consumi energetici e la risoluzione del problema fanghi (poche alternative all’incenerimento).


Se avrete tempo di vedere gli stand troverete che cresce l’attenzione su molti settori e dunque tecnologie, innovazione, investimenti, sistemi di gestione e buone pratiche sono tematiche che vanno affrontate in modo integrato. Una occasione di dialogo e di confronto su temi trasversali e specifici quali i settori industriali, agricoli, chimici, insieme al ciclo idrico integrato del settore civile.

 

E’ importante che i cittadini partecipino ad H2O


I cittadini sono più sensibili e attenti ai loro bisogni; questo è un dato di fatto. Le aziende principali sanno che bisogna sensibilizzare gli utenti al risparmio nell'utilizzo dell'acqua per uso domestico, ma anche contenere e ridurre lo spreco di acqua - anche potabile - negli usi produttivi e irriguo, in particolare incoraggiare e sostenere "anche con incentivi economici" specifiche ricerche e studi per migliorare l'utilizzo dell'acqua nei processi produttivi.


Lo sviluppo di una cultura economica dei servizi pubblici ambientali diventa dunque un elemento fondamentale. Maggiore attenzione sia a livello di costi che soprattutto di prezzi e dunque di tariffe; è quindi un percorso di civiltà, ma anche necessario sviluppo di una cultura economica dei servizi pubblici locali.


Un tema importante diventa dunque dare informazioni. L’importanza della qualità e del costo del servizio idrico nella percezione dei consumatori (vedi REF laboratorio n.116 marzo 2019) è un punto importante di analisi. La percezione è data sulla regolarità della fornitura, forse sulle perdite di rete (come qualità tecnica) e talvolta sulla qualità commerciale (in caso di contatti). Serve una maggiore “Sunshine regulation” (rendere pubblici gli indicatori di qualità).


Il sistema tariffario diventa dunque uno degli aspetti fondamentali e forse più critici nel sistema di gestione dei servizi ambientali; il valore, il costo ed il prezzo del servizio devono essere tra loro collegati e interdipendenti; in questi anni fatti grandi passi avanti pero acqua si paga meno della metà rispetto a Europa. La riforma della tariffa idrica (cito da uno studio REF) ha avuto una lunga gestazione e una travagliata attuazione. L’obiettivo di razionalizzazione è certamente raggiunto. Ad oggi, tuttavia, il 40% dei territori non ha recepito gli indirizzi della regolazione nazionale. I restanti hanno in prevalenza optato per una transizione graduale. Il concetto di tariffa puntuale, introdotto in Italia già nel 1997 dall’art. 49 del cd.“Decreto Ronchi” (che prevedeva il passaggio da tassa a tariffa a partire dal 1° gennaio 2000), è stato più volte indicato come un modello tariffario in grado di sostanziare il principio europeo "chi inquina paga" (polluter pay principle) e di stimolare comportamenti in linea con obiettivi di prevenzione, riduzione della frazione residua ed incremento della raccolta differenziata. La tariffa pro capite è realtà per 1 italiano su 4. Però alta la morosità, dice REF. La mappa dei ritardi di pagamento disegna un’Italia divisa in tre: un’area meridionale, incluse le isole, in cui si raggiunge il 14% del fatturato, con punte del 27%; regioni del Centro, ove il valore medio di mancato incasso scende al 6%, ma ancora con punte del 19%, e regioni del Nord ove il livello massimo di criticità non supera il 6% del fatturto, mentre il dato medio si attesta al 2,4%.


Il “giusto prezzo”, dell’acqua è un importante incentivo per incoraggiare un utilizzo sostenibile dell’acqua stessa (una accurata politica tariffaria regola infatti i consumi e soprattutto da il giusto valore al bene); nello stesso tempo bisogna trovare forme di incentivazione anche per il gestore che favorisce la riduzione dei consumi Bisogna incentivare e remunerare la qualità esplicita ed implicita – con idonei strumenti tariffari - e nel contempo penalizzare ritardi e disservizi ( le carte dei servizi devono diventare uno strumento contrattuale di regolazione e non servire come documento d’immagine). Gli incrementi tariffari non devono essere solo collegati alla copertura dei costi del servizio ma anche a parametri di qualità: in tal senso vanno i provvedimenti ARERA su qualità contrattuale (Del. 655/15) e qualità tecnica (Del. 917/17).

 

 

 

 

COMITATO SCIENTIFICO ACCADUEO - CONTENT BOARD

  • Anzalone Claudio – HERA
  • Battiston Massimo- cafc udine
  • Belladonna Vito - Atersir
  • Berardi Donato - Ref
  • Berselli Meuccio - ADBPO
  • Bevilacqua Cristiano - LUMSA
  • Biancardi Alberto - GSE
  • Bocciarelli Mauro - Ordine Chimici
  • Bonoli Alessandra - UniBO
  • Giuseppe Bortone - Arpae
  • Brunone Bruno - UnivPG
  • Carrettini Carlo - Award Fond Aqualab
  • Castaldi Gerardo - Acquainfo
  • Cirelli Andrea - coord. H2O
  • Cristofanelli Sergio - Minambiente
  • Fantozzi Marco - ISLE
  • Franchini Luciano - Ato Veronese
  • Franchini Marco - Unife CSSI
  • Furlani Alessandra - Consorzio Bonifica Renana
  • Galimberti Giacomo - Wise Engineering
  • Gargano Massimo - ANBI
  • Ghetti Alessandro - ANBI E-R
  • Maglionico Marco - CSDU UniBo
  • Marangoni Alessandro - Althesys
  • Matino Paola - Luel
  • Mazzei Alessandro - Anea AutIdrTosc
  • Mazzola Rosario - UniPa
  • Mazzolani Gianfredi - AQP
  • Monti Mauro - Bonifica Ferrara
  • Perra Lorenzo - Publiacqua
  • Petta Luigi - ENEA
  • Peschiuta Andrea - Emiliambiente
  • Pitzurra Lucia - ACEA
  • Rolle Enrico commissario
  • Rubini Andrea - Water Europe
  • Segnalini Ornella - Direz. Dighe Infrastrutture Idriche Ministero Infrastrutture e Trasporti
  • Viaggi Davide - Unibo Agr