La gestione delle acque reflue urbane torna al centro del dibattito in Calabria con una proposta di legge regionale dedicata all’adeguamento degli impianti di depurazione e al riuso delle acque reflue affinate.
L’iniziativa, presentata dal consigliere regionale Enzo Bruno, punta a cambiare il modello di gestione della depurazione, affrontando insieme emergenza idrica, crisi climatica, infrazioni europee e inefficienze strutturali del sistema regionale. Il testo introduce un impianto normativo organico che mira a trasformare la depurazione da semplice gestione dello scarico a infrastruttura strategica per il recupero della risorsa idrica.
Il riuso come risposta alla crisi idrica
Al centro della proposta c’è il riutilizzo delle acque reflue depurate per usi agricoli, civili, industriali e ambientali. Una scelta che risponde a una necessità sempre più urgente: ridurre gli sprechi, limitare il prelievo da falde e corsi d’acqua, sostenere le attività produttive e rendere i territori più resilienti di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.
Il provvedimento introduce anche il principio della separazione tra acque nere, acque grigie e acque meteoriche nei nuovi edifici e nei nuovi insediamenti urbani. Un passaggio importante per migliorare l’efficienza del sistema fognario e ridurre il carico sugli impianti di trattamento.
Depuratori come “fabbriche verdi”
Tra gli elementi più significativi della proposta c’è l’idea di trasformare gli impianti di depurazione in vere e proprie “fabbriche verdi”: infrastrutture capaci non solo di depurare, ma anche di recuperare nutrienti, produrre energia da fonti rinnovabili e ridurre l’impatto ambientale complessivo del ciclo idrico.
Questa prospettiva consente di leggere la depurazione non più come un costo o come una criticità da gestire in emergenza, ma come una funzione strategica per il territorio. Recuperare acqua, energia e materiali significa infatti rafforzare la sicurezza idrica, sostenere l’agricoltura, proteggere il mare e costruire una gestione più moderna delle infrastrutture.
Programmazione e territori
Il testo prevede un Programma regionale triennale per il riuso delle acque reflue, con il coinvolgimento dell’Autorità Idrica della Calabria, di Arpacal, delle Asp e dei Comuni. Sono inoltre previsti sistemi di affinamento, reti duali e vasche di stoccaggio, così da rendere concretamente utilizzabili le acque depurate per irrigazione agricola, verde pubblico, usi industriali e antincendio.
Particolare attenzione viene riservata anche alle aree interne e montane, dove la fitodepurazione e i sistemi naturali di trattamento possono rappresentare soluzioni più sostenibili e adatte ai piccoli centri e agli insediamenti sparsi.
Depurazione, riuso e resilienza idrica: temi al centro di Accadueo
La proposta calabrese si inserisce in un quadro nazionale ed europeo in cui depurazione, riuso delle acque reflue e gestione efficiente della risorsa idrica sono sempre più centrali. Non si tratta soltanto di adeguare gli impianti o rispondere alle criticità ambientali, ma di ripensare il ciclo dell’acqua in modo più sostenibile, integrato e resiliente.
Sono temi che trovano spazio anche ad Accadueo, manifestazione di riferimento per la filiera del settore idrico civile e industriale, dove il confronto tra istituzioni, gestori, imprese e professionisti si concentra su trattamento delle acque, depurazione, riuso, gestione dei reflui fognari e delle acque meteoriche, digitalizzazione e riduzione delle perdite.
La prossima edizione, in programma il 26 e 27 novembre 2026 alla Nuova Fiera del Levante di Bari, sarà un’occasione di confronto per la filiera sulle principali sfide legate a efficienza, innovazione e resilienza delle infrastrutture idriche.
Fonti
https://www.catanzaroinforma.it/politica/2026/05/15/gestione-acque-reflue-urbane-e-impianti-di-depurazione-la-proposta-del-consigliere-regionale-bruno/413124/
https://www.corrieredellacalabria.it/2026/05/15/depurazione-e-gestione-sostenibile-delle-acque-reflue-urbane-ecco-una-nuova-proposta-di-legge/
IT
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