La qualità dell’acqua potabile dipende sempre più dalla capacità di individuare sostanze presenti in concentrazioni molto basse e valutarne i rischi lungo l’intera filiera.
Tra i casi più rilevanti ci sono i PFAS, sostanze molto persistenti e difficili da degradare, ricercate con crescente attenzione nelle acque, nei suoli, nei reflui e nei fanghi di depurazione.
Per gestori e laboratori, si tratta di definire programmi di controllo aggiornati e individuare metodiche analitiche adeguate e tecnologie di trattamento efficaci, ma sostenibili anche sul piano energetico ed economico.
Come cambiano i controlli sull’acqua potabile
Il D.Lgs. 102/2025 ha aggiornato la disciplina italiana sulle acque destinate al consumo umano, integrando il D.Lgs. 18/2023 e il recepimento della Direttiva europea 2020/2184.
Come evidenziato da TÜV Italia in un approfondimento ripreso da AgenSalute, il nuovo quadro rafforza la prevenzione e la gestione del rischio.
La qualità dell’acqua viene controllata non solo al termine del trattamento, ma lungo tutte le fasi, dalla captazione alla potabilizzazione e alla distribuzione, fino agli impianti interni agli edifici.
Per i PFAS sono previsti due parametri:
- 0,10 µg/L per la somma dei PFAS considerati dalla normativa;
- 0,02 µg/L per la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, i quattro composti considerati prioritari.
Dal 13 luglio 2026 sono diventati operativi il monitoraggio dei quattro PFAS prioritari e i controlli sulle sostanze ADV previste dalla disciplina nazionale. Dal 13 gennaio 2027 sarà invece obbligatorio il monitoraggio del TFA, con un valore di riferimento pari a 10 µg/L.
L’adeguamento coinvolge direttamente i laboratori: analizzare sostanze in quantità molto basse richiede strumenti sensibili, campionamenti controllati e metodiche capaci di produrre risultati affidabili e confrontabili.
Il ruolo degli operatori della filiera e l’importanza di materiali e tecnologie
La qualità dell’acqua dipende non solo dalla risorsa all’origine, ma anche dalle tecnologie impiegate nelle fasi di trattamento, dai materiali e dai prodotti a contatto con l’acqua potabile e dalla corretta gestione degli impianti.
Per questo motivo, la normativa interviene anche su questi aspetti. Le disposizioni riguardano, tra gli altri, reagenti chimici, materiali filtranti e componenti degli impianti di trattamento e distribuzione. Il sistema ReMaF dovrà garantirne conformità e tracciabilità.
Nella lotta ai microinquinanti sono coinvolti gestori, laboratori, produttori di tecnologie, fornitori di materiali, progettisti, responsabili degli impianti interni e autorità di controllo.
Segnalando le eventuali criticità, i risultati delle analisi portano a una revisione aggiornata dei programmi di monitoraggio e orientano le decisioni operative.
Perché intervenire soltanto a valle non è sufficiente
Il rafforzamento dei controlli coincide con studi che evidenziano costi e limiti della bonifica dei PFAS.
La ricerca PFAS remediation across Europe: costs and limited impacts, pubblicata su Environmental Science: Processes & Impacts, ha analizzato diversi scenari di intervento in Europa.
Per gestire la contaminazione storica da PFAS a catena lunga nei Paesi dell’Unione europea, lo studio stima circa 37 miliardi di euro nell’arco di vent’anni.
In uno scenario più esteso, comprendente anche nuovi PFAS e interventi su siti contaminati, acque potabili, reflui, fanghi e percolati, i costi potrebbero raggiungere tra 52 e 200 miliardi di euro all’anno.
Nonostante l’entità degli investimenti, gli interventi considerati intercetterebbero solo una quota molto limitata delle emissioni correnti.
Le tecnologie di rimozione restano indispensabili nei territori contaminati, ma non è possibile affidarsi solo alla bonifica dopo l’ingresso delle sostanze nell’ambiente.
Servono quindi prevenzione, riduzione delle emissioni alla fonte, monitoraggio e responsabilità dei soggetti che producono o utilizzano queste sostanze.
Tecnologie di trattamento, consumi e costi
La scelta di una tecnologia non dipende solo dalla capacità di rimuovere uno specifico contaminante.
Contano anche qualità dell’acqua in ingresso, concentrazioni da trattare, durata dei materiali filtranti, residui prodotti, manutenzione e continuità del servizio.
Membrane, sistemi di adsorbimento e processi di ossidazione possono offrire risultati differenti in base alle caratteristiche dell’acqua e dell’impianto.
A questi fattori si aggiungono consumo energetico e costo per metro cubo trattato: una soluzione efficace in laboratorio può essere difficile da applicare su grandi volumi o risultare insostenibile nel lungo periodo.
La valutazione deve quindi integrare efficacia di rimozione, affidabilità, consumi, manutenzione e impatto sul costo del servizio.
Il caso Acquedotto Pugliese
Un esempio concreto dell’ingresso dei nuovi parametri nelle attività analitiche arriva dal Centro-Sud.
Nel rapporto di prova del 24 aprile 2026 sull’acqua trattata in uscita dall’impianto di potabilizzazione del Fortore, il Laboratorio Multisito di Acquedotto Pugliese ha incluso il controllo del TFA, delle singole molecole PFAS, della somma dei quattro composti prioritari e della somma complessiva dei PFAS.
Le analisi sono state effettuate secondo la norma UNI EN 17892:2024.
Nel campione esaminato, il TFA è risultato pari a 2 ± 1 µg/L, mentre la somma dei quattro PFAS prioritari e la somma complessiva dei PFAS sono risultate entrambe inferiori a 0,001 µg/L.
I risultati valgono solo per il campione analizzato; mostrano però che questi parametri sono già entrati nei protocolli di controllo di un grande gestore.
Acquedotto Pugliese gestisce il servizio idrico integrato in Puglia e in dodici Comuni della Campania, servendo oltre quattro milioni di persone. Nel 2025 ha controllato circa 55.000 campioni e 1,7 milioni di parametri chimici e microbiologici.
Attraverso una Control Room, AQP raccoglie dati da reti, impianti e sensori, integrandoli con sistemi GIS, strumenti IoT e modelli digitali. I nuovi controlli si inseriscono quindi in un sistema articolato, dove sono strettamente collegati analisi, infrastrutture, disponibilità delle fonti e consumi energetici per il funzionamento di reti, impianti e processi.
I PFAS lungo tutto il ciclo dell’acqua
I PFAS non riguardano solo l’acqua potabile.
Possono arrivare agli impianti di depurazione, concentrarsi nei fanghi e influenzare le possibilità di riuso delle acque trattate.
L’accordo tra ENEA e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica destina 2,5 milioni di euro al monitoraggio dei PFAS nelle acque reflue e nei fanghi di depurazione e allo sviluppo di tecnologie di rimozione.
Il programma prevede l’analisi della presenza dei contaminanti, la valutazione delle tecnologie disponibili e lo sviluppo di processi innovativi di biorisanamento.
Una parte delle attività riguarda anche i possibili rischi del riuso delle acque reflue in agricoltura.
Il progetto conferma la necessità di seguire i PFAS lungo tutto il ciclo idrico: dalle fonti di approvvigionamento alla potabilizzazione, fino alla depurazione, alla gestione dei fanghi e al riuso.
Un problema che richiede investimenti e responsabilità condivise
L’adeguamento ai nuovi controlli avviene in un settore europeo già alle prese con infrastrutture obsolete, cambiamento climatico e aumento dei costi energetici.
È necessario rafforzare gli investimenti e intervenire sulle fonti dell’inquinamento, perché i costi dei trattamenti avanzati non ricadano interamente su gestori e utenti.
Diventa quindi centrale il principio “chi inquina paga”. Il servizio idrico deve garantire la qualità dell’acqua, ma non può essere considerato l’unico responsabile di sostanze introdotte nell’ambiente da altre attività produttive.
Il tema degli investimenti e della resilienza infrastrutturale era già stato approfondito nell’articolo di Accadueo “Il settore idrico europeo è a un bivio”. Il caso dei PFAS mostra in modo evidente come le trasformazioni normative e ambientali generino nuove esigenze operative per gestori e laboratori.
Il confronto prosegue ad Accadueo
Monitoraggio, affidabilità dei dati, scelta delle tecnologie ed efficienza energetica saranno tra i temi di Accadueo 2026.
Il 26 novembre, dalle 14:00 alle 15:30, in Sala Oceano, AQUA ITALIA curerà il convegno:
“Microinquinanti ed efficienza energetica nella Nuova Direttiva Acque Potabili: le soluzioni tecnologiche dell’industria per i gestori”.
L’incontro esaminerà le soluzioni per i microinquinanti e il rapporto tra efficacia di rimozione, consumi energetici e costi operativi: sistemi a membrane, adsorbimento, processi di ossidazione e strumenti digitali per il controllo degli impianti, con i relativi aspetti economici e gestionali.
Una tecnologia efficace nella lotta ai PFAS sarà invece presentata il 27 novembre in sala Goccia, dalle 10:15 alle 10:45, nell’intervento dell’espositore Chemviron Italia srl: “Distruzione termica dei PFAS durante la riattivazione su scala reale del carbone attivo granulare (GAC) contaminato da PFAS”.
A laboratori, strumentazione di misura e tecnologie per il controllo della qualità dell’acqua sarà inoltre dedicata l’area speciale Accadueo Labs.
L’iniziativa coinvolgerà aziende ed esperti rappresentanti di associazioni, università e mondo della ricerca, per presentare soluzioni all’avanguardia e raccontare best practice relative ad analisi chimiche, biologiche e microbiologiche, ricerca dei contaminanti emergenti, campionamento e validazione dei metodi.
Accadueo si terrà il 26 e 27 novembre 2026 presso la Nuova Fiera del Levante di Bari.
Fonti
D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 102 — Gazzetta Ufficiale
TÜV SÜD — Direttiva acqua potabile e D.Lgs. 102/2025
Acquedotto Pugliese — Rapporto di prova acqua trattata, impianto Fortore
Acquedotto Pugliese — Report Integrato 2025
Acquedotto Pugliese — Comunicato sul Report Integrato 2025
Acquedotto Pugliese — Cartella stampa luglio 2026
ENEA — Accordo ENEA-MASE contro l’inquinamento da PFAS nelle acque reflue
Watergas — ENEA-MASE: monitoraggio e tecnologie di rimozione dei PFAS
IT
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